“Come distruggere il turismo in Liguria: 3.500€ per ancorare un gozzo a 200 metri da riva”

“Come distruggere il turismo in Liguria: 3.500€ per ancorare un gozzo a 200 metri da riva”

Liguria. “In questa storia, che riguarda uno scandalo “turistico” di potenzialità gravissime per la nostra Liguria, parto dal mio caso personale. Ho una piccola barca, un gozzo di pochi metri che ogni estate utilizzo tenendolo ancorato ad una boa, regolarmente a duecento metri dalla spiaggia, come vogliono le regole della Capitaneria”. Inizia così il racconto a Primocanale di un cronista ligure riguardo la burocrazia e i problemi di essa in Italia, prendendo come esempio una disavventura ligure ma che succede ogni anno in tutte le località costiere italiane.

Il cronista, Franco Manzitti, racconta di come ogni anno per ormeggiare la propria barca davanti alla costa, a un gavitello distante 200 metri dalla riva, bisogni fare innumerevoli carte e soprattutto pagare cifre che arrivano fino agli 800€ per la concessione dello spazio per i mesi estivi. Si legge su Primocanale: “La posa di quella boa, un gavitello incatenato a un peso morto sul fondo, ogni anno corrisponde a una pratica burocratica complicata e farraginosa. Ogni volta bisogna chiedere il permesso, attraverso i concessionari della spiaggia, alla Regione e al Comune, sottoponendo un progetto firmato da un architetto. Ogni anno un architetto per spiegare che si butta in mare un pezzo di cemento, da cui parte la catenella, alla quale si aggancia la boa, alla quale si aggancia la barca!”, racconta.

E ancora: “Ma poi viene il bello e lo scandalo di oggi. Perchè bisogna pagare una tassa per la “concessione” governativa di questa boa e l’espletamento di tutta la pratica. Fino a due anni fa la tassa ammontava a qualche centinaia di euro, fino a 800. Improvvisamente il governo Conte due, probabilmente pensando di colpire a morte la categoria degli armatori, abituati a ancorare le loro barchette di pochi metri, ripeto a duecento metri da terra, ha stramoltiplicato quella tassa, che da poche centinaia di euro è diventata, tutto compreso, 3500 euro. Ripeto: 3500 euro per ancorare la propria barchetta a duecento metri da riva, per un periodo che non supera mai i due o tre mesi estivi, giugno, luglio, agosto”. Spiega Manzitti: “La gabella, che è nazionale e non certo comunale o regionale, spesso supera ovviamente il valore della barca e colpisce un pubblico enorme, di utenti della nautica più “piccola”, tutti quelli che amano il mare e dovrebbero dare respiro a un settore turistico in uscita da una crisi enorme”.

“Moltiplichiamo le situazioni simili e avremo migliaia e migliaia di situazioni simili. Che moltiplicate per quella cifra di 3500 euro dimostrano quanto la stangata del governo Conte frutta, succhiando un settore, turistico e non solo, che ha bisogno di aiuti, non di stangate improvvise e ingiustificate”, ha poi concluso.

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