Spotorno cuore infinito: ecco la missione in favore dell’ospedale di Fiera Milano

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Spotorno. Dopo aver donato 150 mascherine a commercianti e al Comune di Spotorno, il negozio Boxotto si conferma dal grande cuore e decide di aiutare, nel suo piccolo, anche il nuovo ospedale costruito alla Fiera Milano per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.

E il post di Raffaele Garofalo, titolare dell’attività, dimostra quanta solidarietà possa tirare fuori una persona, anche quando essa stessa è in difficoltà.

“Oggi abbiamo fatto un altro passo avanti verso un percorso pieno di incognite che portano le aziende come la mia a sperare ancora in un futuro. Mi aggiravo nel magazzino, a contemplare il materiale acquistato per la produzione di quelli che sarebbero diventati gli armadietti di ricarica smartphone e tablet destinati agli stabilimenti balneari, che rappresentavano parte del nostro fatturato 2020. Materiale ordinato e pagato….. destinato a restare sugli scaffali, senza che qualcuno si sia ancora preoccupato di trovare una soluzione idonea ad aiutare le aziende che si trovano nella mia stessa situazione e con grande carenza di liquidità. Oggi inaugurano il nuovo ospedale nato nei padiglioni Fiera Milano, non un ospedale da campo, ma una vera e propria struttura ospedaliera, con 250 posti di terapia intensiva”, inizia a raccontare Garofalo.

“Ho pensato ai 250 medici ed infermieri che dovranno operare al suo interno, in condizioni mai vissute prima, con il rischio di contagio a cui sono sottoposti. Mi sono chiesto come una piccola azienda, senza possibilità di donazioni economiche perché senza liquidità, potesse essere comunque utile, con quel poco che ha a disposizione”.

“Ho pensato ai 250 medici ed infermieri che hanno in dotazione un cellulare che durante la giornata tenderà ad esaurire la propria carica, a quanto è importante per loro che la batteria non li abbandoni, a dove poterli mettere in carica in sicurezza in un ambiente che non è il loro abituale. Oggi siamo qui anche noi, guardo la struttura e sento una morsa al cuore”.

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“Ho vissuto come tutti, recluso nel mio ambiente familiare e lavorativo ascoltando tutti i giorni un bollettino di guerra, destinato ancora a crescere nei numeri di contagi e di decessi, come quando guardi un film, solo che l’angoscia non finisce una volta che il film è terminato”.

“Sento qualcosa – prosegue – dentro che non riesco a descrivere perché è una sensazione mai provata, inizieranno ad arrivare pazienti che occuperanno i letti di terapia intensiva, lontano dai loro cari e presi in carico da sconosciuti di cui forse non vedranno mai nemmeno il volto per poterli ringraziare una volta usciti (se usciranno…) a causa dei DPI. Guardo quanto abbiamo realizzato per loro e la gratitudine che leggo nei loro occhi da italiano mi rende orgoglioso”.

“Ne occorrono altri, mi dicono…. E questa mi sconforta nuovamente perché so che da soli non possiamo permettercelo. Ma abbiamo la speranza, che altre aziende possano aiutarci ed aiutare, nel loro piccolo, con quello che hanno a disposizione, perché è solo una piccola goccia in un immenso lago ma che mi fa stare leggermente meglio….”.

“Ora torniamo a casa, coscienti che qui si inizia una nuova battaglia che porterà alla vittoria su questa guerra assurda a cui forse un po’ tutti…..abbiamo contribuito”, conclude Raffaele.

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